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16 marzo 2015

Sull’ammissibilità del contratto preliminare di preliminare

A lungo la giurisprudenza ha ritenuto invalido per difetto di causa il contratto preliminare di preliminare, ovvero quel contratto con cui le parti si obbligano ad stipulare un futuro contratto di compravendita.

Tale orientamente viene però superato dalla recente pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza 4628/2015.

Assecondando il comune interesse delle parti a determinarsi e fissare un nucleo di interessi da trasfondere in successivi passaggi processuali, la Corte di Cassazione ammette che non necessariamente il preliminare di preliminare è una “inutile superfetazione” non meritevole di tutela.

Diversamente, si può ben ravvisare una causa (intesa come funzione economico individuale del contratto v. Cass. 10490/2006), nel contratto con il quale le parti si obbligano alla successiva stipula di un contratto preliminare di preliminare, purchè “emerga la configurabilità dell’interesse delle parti a una formazione progressiva del contratto basata sulla differenziazione dei contenuti negoziali e sia identificabile la più ristretta area del regolamento di interessi coperta dal vincolo negoziale originato dal primo preliminare“.

La violazione di tale accordo sarebbe contraria a buona fede e può discenderne una responsabilità da inadempimento (dunque contrattuale) per la rottura dell’accordo obbligatorio assunto in fase precontrattuale.

In ogni caso, il Giudice investito della valutazione della validità di un simile accordo dovrà verificare anche se tale contratto costituisca di per sè un contratto preliminare di per sè produttivo degli effetti di cui agli artt. 1351 e 2932 c.c., ovvero suscettibile di esecuzione in forma specifica in caso di inadempimento.

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