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1 giugno 2016

STUPEFACENTI – NESSUNA DISTINZIONE TRA LO STATO DI TOSSICODIPENDENZA E L’ABUSO DI SOSTANZE STUPEFACENTI

L’art. 94 del D.P.R. 309/90 prevede una particolare forma di affidamento in prova previsto per i tossicodipendenti e gli alcooldipendenti che intendano intraprendere o proseguire un programma terapeutico. Requisito per l’ammissione è rappresentato dalla pena detentiva inflitta, o anche residuo di pena, non superiore a quattro anni. Il condannato, inoltre, deve essere una persona tossicodipendente o alcooldipendente che intende sottoporsi a un programma di recupero;

Fondamentale al fine della concessione del beneficio era, fino a pochi anni fa, l’accertamento della tossicodipendenza.

La giurisprudenza penale nel corso degli anni si è sempre affidata al Manuale diagnostico dei disturbi mentali pubblicato a cura dell’American Psychiatric Association (APA) per l’accertamento dello status di tossicodipendente poiché il volume contiene al suo interno il sistema di classificazione delle psicopatologie maggiormente applicato dalla scienza medico-psichiatrica.

Secondo il DSM IV (quarta edizione edita nel 2000) non c’era coincidenza tra l’uso abituale o continuativo di sostanze stupefacenti e lo stato di tossicodipendente poiché il primo si caratterizza e si differenzia dal secondo per la ricorrenza di una sola delle seguenti condizioni: l’assunzione ricorrente, che determina incapacità di assolvere a i propri compiti, sociali, domestici e lavorativi; l’assunzione ricorrente, nonostante esposizione a pericoli fisici; problematiche legali correlate alla frequenza dell’assunzione; l’uso continuativo delle sostanze stupefacenti assunte, nonostante il persistere di problemi sociali e interpersonali.

Tale distinzione è stata posta a fondamento di numerose sentenze della Suprema Corte: “In tema di stupefacenti, ai fini della sostituzione della misura custodiale con il programma di recupero, non sussiste alcuna coincidenza tra l’uso abituale o continuativo di stupefacenti e lo stato di tossicodipendente, trattandosi di categorie distinte, aventi autonomo riconoscimento normativo e, comunque, non omologabili sicché l’ accertamento della tossicodipendenza non si risolve in quello dell’uso abituale, il quale – alla stregua dei parametri del DSM IV, costituenti criteri guida aventi natura scientifica largamente riconosciuti nella comunità scientifica internazionale – costituisce condizione essenziale ma non sufficiente per la diagnosi della tossicodipendenza” (cfr. Sez. 4, n. 38040 del 27/06/2012, Capuzzi, Rv. 254366).

Tuttavia, nell’ultima versione di tale manuale diagnostico, infatti, viene eliminata la distinzione tra tossicodipendenza e abuso di sostanze stupefacenti, sul presupposto scientifico che tutte le dipendenze e i relativi problemi comportamentali rientrano nella categoria generale dei “disturbi da uso di sostanze”, tanto da essere inserite in un unico capitolo del DSM V, intitolato “Disturbi da dipendenza e correla ti all’uso di sostanze”. In questo ambito nosografico, il DSM V introduce un a nuova distinzione all’interno della categoria generale “disturbi da uso di sostanze”, rielaborando i criteri per la diagnosi di questi disturbi, distinti attraverso la loro graduazione in lievi, moderati e gravi.

Pertanto, alla luce dell’ultima edizione (del 2013) non sussiste più distinzione tra la tossicodipendenza e l’abuso di sostanze stupefacenti.

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