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Nessun privilegio in sede fallimentare del compenso dell’amministratore di società

Secondo ormai costante giurisprudenza il credito dell’amministratore di società non gode di privilegio concesso dalla legge ai prestatori d’opera intellettuale.

Il questo senso tra le tante Cass. 23/07/2004, n. 13805 secondo cui: “Il credito del compenso in favore dell’amministratore o liquidatore di società non è assistito dal privilegio generale di cui all’art. 2751 bis, n. 2, c.c., atteso che l’amministratore o liquidatore non fornisce una prestazione d’opera intellettuale, nè (e ciò rileva a seguito della sentenza n. 1 del 1998 della Corte cost., che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il riferimento della norma citata ai soli prestatori d’opera intellettuale) il contratto tipico che lo lega alla società è assimilabile al contratto d’opera di cui agli art. 2222 ss. c.c.: di quest’ultimo, infatti, non presenta gli elementi del perseguimento di un risultato con la conseguente sopportazione del rischio, e l’opus (e cioè l’amministrazione) che l’amministratore o il liquidatore si impegna a fornire non è – a differenza di quello del prestatore d’opera – determinato dai contraenti preventivamente, nè è determinabile aprioristicamente, identificandosi con la stessa attività d’impresa“.

Nello stesso senso si vedano:

–  Tribunale di Monza 06/2/2008 e Tribunale di Milano, 30/5/2007, n. 6736, per i quali, il contratto che lega il liquidatore (o l’amministratore) alla società non è assimilabile al contratto d’opera di cui agli art. 2222 c.c. e ss. e costituisce un vero e proprio contratto a sé stante, differenziato dal contratto d’opera professionale sia dall’assenza dell’elemento della sopportazione del rischio per il mancato raggiungimento del rischio sia dal fatto che l’opus “lato sensu” (e cioè l’amministrazione) che l’amministratore o il liquidatore si impegna a fornire non è – a differenza di quello del prestatore d’opera – determinata dai contraenti preventivamente, né è determinabile aprioristicamente, identificandosi con la stessa attività d’impresa. “Di conseguenza, il credito del liquidatore non è assimilabile al credito da prestazione d’opera professionale e non può avvalersi del privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c.

Neanche il credito dell’amministratore può considerarsi privilegiato in quanto credito del lavoratore:

Il credito dell’istante deriva da prestazione di amministratore di società non conciliabile con il vincolo della subordinazione che caratterizza il lavoratore dipendente, altresì la norma tutela lo svolgimento di prestazioni riconducibili nella previsione di cui all’art. 2222 c.c. mentre l’attività dell’amministratore non è qualificabile come prestazione d’opera avendo i caratteri della medesima attività societaria, atteso che l’amministratore si identifica organicamente con essa (così Tribunale di Firenze 2/5/2001).

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