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Nessun diritto al mantenimento per il figlio 34enne

Con la sentenza Trib. Milano 29/3/2016 si è ribadito, con una chiara disamina di precedenti giurisprudenziali già affermati, che anche l’età anagrafica del figlio, oltre una certa soglia, diventa elemento giustificante la revoca dell’obbligo di mantenimento.

Al più, secondo la corte meneghina, dopo i 34 anni, può residuare in capo al figlio adulto, un diritto a chiedere gli alimenti (che presuppongono però l’esistenza di uno stato di bisogno e di una impossibilità di procurarsi i mezzi per sostenersi).

Di seguito alcuni passaggi della sentenza richiamata.

Con il superamento di una certa età, il figlio maggiorenne, anche se non indipendente, raggiunge comunque una sua dimensione di vita autonoma che lo rende, se del caso, meritevole dei diritti ex art. 433 c.c. ma non più del mantenimento ex artt. 337-ter, 337- octies c.c.

Per dovere di autoresponsabilità il figlio maggiorenne non può pretendere la protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, perché “l’obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione” (Cass. civ., 20 agosto 2014 n. 18076).

Ne consegue che la valutazione delle circostanze che giustificano la ricorrenza o il permanere dell’obbligo dei genitori al mantenimento dei figli maggiorenni, conviventi o meno ch’essi siano con i genitori o con uno di essi, va effettuata «in guisa da escludere che la tutela della prole, sul piano giuridico, possa essere protratta oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, al di là dei quali si risolverebbe, com’è stato evidenziato in dottrina, in “forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani”» (v. Cass. n. 12477/2004, n. 4108/1993).

Anche secondo le statistiche ufficiali, nazionali ed europee, che oltre la soglia dei 34 anni, lo stato di non occupazione del figlio maggiorenne non può più essere considerato quale elemento ai fini del mantenimento, dovendosi ritenere che, da quel momento in poi, il figlio stesso può, semmai, avanzare le pretese riconosciute all’adulto (v. regime degli alimenti)“.

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