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6 novembre 2015

Negata la risarcibilità del danno iure hereditatis

La Cassazione a Sezioni Unite ha recentemente affermato il principio secondo cui quando entro un brevissimo lasso di tempo dalle lesioni, consegua la morte della persona interessata, non può essere invocato un diritto al risarcimento del danno iure hereditatis.

Il danno iure hereditatis, si ricorda, è quel diritto al risarcimento del danno che maturerebbe in capo al defunto e che si trasferirebbe poi agli eredi, insieme con gli altri diritti ed obblighi che rientrano nell’eredità.

Ebbene la Cass. civ. Sez. Unite, 22/07/2015, n. 15350 ha affermato cheIn materia di danno non patrimoniale, in caso di morte cagionata da un illecito, il pregiudizio conseguente è costituito dalla perdita della vita, bene giuridico autonomo rispetto alla salute, fruibile solo in natura dal titolare e insuscettibile di essere reintegrato per equivalente, sicché, ove il decesso si verifichi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, deve escludersi la risarcibilità “iure hereditatis” di tale pregiudizio, in ragione – nel primo caso – dell’assenza del soggetto al quale sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito risarcitorio, ovvero – nel secondo – della mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo“.

 

Tale principio, sempre secondo la Corte di Cassazione, trova la seguente motivazione:La vita è bene meritevole di tutela nell’interesse della collettività e ciò giustifica la sanzione penale, la cui funzione peculiare è appunto quella di soddisfare esigenze punitive e di prevenzione generale della collettività nel suo complesso. La perdita di essa vita, tuttavia, non consente il risarcimento del danno non patrimoniale in favore del suo titolare, per il venir meno del soggetto nel momento stesso in cui sorgerebbe il credito risarcitorio. Il danno tanatologico non è risarcibile“.

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