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10 gennaio 2015

Le centrali rischi pubbliche e private – rimozione della segnalazione

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Nel nostro ordinamento sono previste diverse banche dati pubbliche e private che registrano le informazioni sui finanziamenti a privati ed imprese: queste banche dati non contengono solo i nominativi dei “cattivi pagatori” bensì quelli di tutti i soggetti finanziati.

Queste banche dati sono oggetto di attenzione da parte delle banche quando vi è una richiesta di finanziamento ma anche nel corso di un rapporto di conto corrente con fido: in non pochi casi un pignoramento da parte di altri in danno di un cliente della banca diventa immediatamente fatto noto all’istituto di credito, che può invitare così il cliente al rientro dall’esposizione a seguito del peggioramento del suo “rating” ovvero del suo merito di credito, calcolato dalla banca secondo alcuni criteri standard.

Quali sono le banche dati principali ?

– Registro dei protesti tenuto presso le Camere di Commercio;
– Centrale rischi presso la Banca d’Italia;
– CAI (Centrale allarme interbancario) presso la Banca d’Italia;
– Crif.

La Banca può consultare queste banche dati solo se autorizzata per iscritto al momento della richiesta del finanziamento (o successivamente), in quanto con la richiesta di informazioni sta accedendo a dati personali del cliente.
Anche la Conservatoria dei registri immobiliari assolve alla funzione di rendere conoscibile la posizione del debitore, ma per la diversità dei suoi presupposti appare opportuno lasciarla fuori da questo approfondimento.

Come avviene la segnalazione ?

La segnalazione nelle banche dati deve essere preceduta da un preavvio al cliente: ciò in base alle disposizioni del Codice della Privacy, art. 117 e del Codice deontologico adottato con provvedimento del Garante della Privacy n. 8/2004 nonchè della Circolare della Banca d’Italia 139/1991.
Quando nel corso del rapporto il cliente sia divenuto gravemete “inadempiente” ci sarà immediata segnalazione alle centrali rischi cui la banca aderisce. Nei contratti di conto corrente la sengalazione è contestuale al passaggio del credito “a sofferenza”.
Abbiamo detto che per farsi luogo alla segnalazione è necessario un “grave inadempimento” che secondo la più corretta interpretazione giurisprudenziale deve corrispondere ad uno stato di “insolvenza” (così Tribunae di Alessandria 20.10.2000).
Questo inadempimento non può essere:
– nè un mero ritardo del cliente nel pagamento del dovuto;
– nè un mero inadempimento;
– nè una “reazione” contro contestazioni mosse dal cliente contro la banca (Circolare della Banca d’Italia 139/1991) e dunque quando la segnalazione dovesse riguardare crediti contestati da parte del cliente la segnalazione dovrà indicare che il credito è “contestato”.
Prima di effettuare la segnalazione la banca deve svolgere una istruttoria, anche senza il contraddittorio con il cliente.
L’attività della banca deve essere accompagnata dalla buona fede (Cass. 23033/2011): è abusiva la segnalazione svolta senza tenere conto della disponibilità del cliente al pagamento parziale e/o a concordare un piano di rientro.

Come conoscere la propria posizione ?

Normalmente è necessaria una visura ma in alcuni casi è sufficiente un fax al gestore della banca dati come ad esempio per conoscere la propria posizione nel Crif.

Come tutelarsi dall’illegittima segnalazione ad una centrale rischi ?

Sono possibili due diversi strumenti di tutela, che possono essere adottati in casi differenti:

– art. 700 c.p.c.;
– procedimento disciplinato dall’art. 152 D.lgs. 30.6.2003, n. 196 in materia di Protezione dati personali e, quanto alla tutela in forma cautelare, dall’art. 10, comma 4, D.lgs. 1.9.2011, n. 150.

Si ricorda che la persona fisica o giuridica vittima di una illecita segnalazione alle centrali rischi ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno subito (http://jusdem.it/illegittima-segnalazione-del-debitore-alla-centrale-rischi-e-risarcibile-anche-il-danno-non-patrimoniale-della-persona-giuridica/).

1) Art. 700 c.p.c.

Secondo parte della giurisprudenza per ottenere la cancellazione del’iscrizione nelle centrali rishi sarebbe necessario il ricorso allo strumento cautelare atipico di cui all’art. 700 c.p.c., potendosi sicuramente ravvisare un periculum in mora nella difficoltà che la segnalazione crea al segnalato nel reperire nuove fonti di finanziamento.

Tale difficoltà assume connotati tragici nell’odierna congiuntura, in qunto il minimo inadempimento innesca l’attenzione a catena di tutti i creditori che monitorano le banche dati di cui discutiamo.

2) Procedimento disciplinato dall’art. 152 D.lgs. 30.6.2003, n. 196

Secondo alcune recenti pronunce è inammissibile il ricorso d’urgenza ex art. 700 cpc nel caso di illegittima segnalazione di un correntista presso la Centrale di Allarme Interbancaria (C.A.I.), essendo questa fattispecie soggetta al procedimento disciplinato dall’art. 152 D.lgs. 30.6.2003, n. 196 in materia di Protezione dati personali e dunque per quanto alla tutela in forma cautelare, dall’art. 10, comma 4, D.lgs. 1.9.2011, n. 150.

In questo senso la recente ordinanza del Tribunale di Verona del 14/01/2013. La natura residuale dell’art. 700 c.p.c. difatti ne impedise l’utilizzo laddove l’ordinamento preveda uno strumento di tutela tipico, da ravvisarsi in questo caso nella riconducibilità alla disciplina della privacy

Cioò in quanto ai sensi dell’art.7 comma 3, lett. d) del D.lgs. n. 196/2003:“L’interessato ha diritto di ottenere […] la cancellazione […] dei dati trattati in violazione di legge” ragion per cui nelle more di questa cancellazione, l’interessato può adire il Tribunale per una tutela in forma cautelare, non ai sensi dell’art.700 cpc, ma in forza dell’art. 10, comma 4, D.lgs. n. 150/11 sulle controversie in materia di applicazione delle disposizioni del codice sulla privacy.

Avv. Marcello Padovani

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