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16 maggio 2016

Le cause di giustificazione in ambito sportivo

Con la sentenza n. 9559 del giorno 8 Marzo 2016 la quarta sezione penale della cassazione ha precisato i limiti delle cause di giustificazione in ambito sportivo.

Nello specifico la sentenza ha giudicato il seguente episodio: un fallo commesso da un difensore di una squadra di calcio, laddove il giocatore al fine di interrompere l’azione di contropedie posta in essere dall’attaccante della squadra avversaria ha sferrato un violento calcio sulla gamba dell’avversario provocandogli lesioni gravi, consistenti nella frattura della tibia sinistra.

Individuato il fatto la Cassazione enuncia uno schema esemplificativo che funge da guida in materia di lesioni personali colpose derivanti in ambito calcistico.

Ordunque, la scriminante non opera se resti accertato che lo scopo dell’agente non era quello di prevalere sul piano sportivo, ma di arrecare, sempre e comunque, una lesione fisica o, addirittura, procurare la morte dei contendente; inoltre, occorre il rispetto della regola della proporzionalità dell’ardore agonistico al rilievo della vicenda sportiva; ancora, l’eventualità che venga violata una delle regole dei gioco, costituisce evenienza preventivamente nota ed accettata dai competitori, i quali rimettono alla decisione dell’arbitro la risoluzione dell’antigiuridicità, che non tracima dall’ordinamento sportivo a quello generale; in ogni caso, ove il fatto violento, pur se conforme al regolamento dei gioco, sia diretto ad uno scopo estraneo al finalismo dell’azione sportiva o, addirittura, all’azione di gioco, l’esimente non opera; in fine, la scriminante non opera ove il fatto, caratterizzato da violenza trasmodante, appaia inidoneo, con giudizio ex ante, a perseguire lo scopo sportivo; da ultimo, la scriminante non opera, infine, ove l’azione violenta, contraria al regolamento, venga commessa nonostante risulti percepibile, ex ante, da parte dell’agente, come prevedibile la lesione dell’integrità fisica del competitore.

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