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4 febbraio 2016

L’adempimento delle obbligazioni nascenti dal reato non è indispensabile per la dichiarazione di riabilitazione per bancarotta.

 

La riabilitazione penale è istituto disciplinato dal codice penale all’art. 178 c.p. il quale prevede che la “riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti”

L’articolo 179 c.p. disciplina invece quali siano le condizioni per la riabilitazione, indicando i tre anni dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o siasi in altro modo estinta e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.

All’ultimo comma dell’art. 179 c.p. è prescritto inoltre che “la riabilitazione non possa essere conceduta quando il condannato: 2) non abbia adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempierle”.

In più occasioni la Suprema Corte in casi non dissimili ha potuto affermare che “l’adempimento delle obbligazioni civili nascenti dal reato da parte del condannato rappresenta condizione necessaria per la concessione della riabilitazione alla quale può derogarsi solo quando il condannato il riabilitando fornisca la prova che egli si trova nella impossibilità di adempiervi.” (Cfr. Trib. Sorveglianza di Torino Ordinanza 21.11.2006)

Tale impossibilità all’adempimento dell’obbligazione risarcitoria, “prevista dall’art. 179 c.p. comma 4, nr. 2 come eccezione all’ostacolo della riabilitazione, non va intesa in senso restrittivo, e cioè come sinonimo di impossidenza economica, ma ricomprende tutte quelle situazioni non imputabili al condannato che gli impediscono, comunque l’adempimento delle obbligazioni civili, al quale è tenuto al fine di conseguire il beneficio richiesto” (Cfr. Cass. Pen Sez 1 8 marzo 1994 nr. 4737)

La ragione di tale principio va ovviamente individuata nell’esigenza di evitare un ingiustificato impedimento al reinserimento sociale del riabilitando, che abbia, per altro verso, dato prova, attraverso la buona condotta tenuta, di essere meritevole della riabilitazione”(Cfr. Cass. Pen. Sez. 1 2 dicembre 2005 nr. 6704; Cass. Sez. 1 7 gennaio 2010 nr. 4089 )

Proprio sul medesimo tema la Suprema Corte ha rilevato come il Tribunale di Sorveglianza debba verificare i casi in cui si presenti un “rapporto di sbilanciamento tra la prestazione riparativa e le condizioni economiche del reo che determina l’eventuale reiezione della riabilitazione in siffatti casi, quale ingiustificato ostacolo alla risocializzazione del riabilitando” (Cfr. Ord. 21.11.2006 Tribunale Sorveglianza Torino)

È quindi proprio questo rapporto di sbilanciamento tra le obbligazioni civili nascenti dal reato e la condizione economica del condannato che può portare quindi alla riabilitazione del condannato anche in assenza delle condizioni previste dall’art. 179 c.p.

In tal senso si sono espresse nel 2015 anche alcuni Tribunali di merito tra cui il Tribunale di Sorveglianza di Milano, il quale ha riconosciuto che tale principio può essere applicato anche in caso di soggetto contestato di bancarotta per distrazione ex art. 216 Legge Fallimentare, dove solitamente la sproporzione tra il reddito e le obbligazioni nascenti da reato sono notevolissime.

È però indispensabile la dimostrazione di una concreta impossibilità, perpetuatasi negli anni dalla condanna fino al momento della richiesta di riabilitazione penale, la quale abbia impedito in maniera perpetua l’adempimento, anche parziale, degli obblighi nascenti dal reato.

Ovviamente il metro di giudizio per valutare tale impossibilità è lo stile di vita del condannato successivamente alla condanna, il quale non può per tale motivo essere costretto a rinunciare ad una condizione umana e sociale accettabile al solo fine di raggiungere la riabilitazione penale.

 

Avv. Massimiliano Luigi Scialla

 

 

 

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