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28 gennaio 2016

La responsabilità della banca nella prestazione dei servizi di investimento

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Si parla di “risparmio tradito” per descrivere quelle controversie che traggono origine dalla vendita di prodotti finanziari alla pubblico e che si sono risolte spesso in investimenti estremamente dannosi per i risparmiatori.

La materia è estremamente delicata ed ha richiesto una serie di interventi normativi a tutela dell’investitore non professionale, soggetto che per sua natura ha una posizione contrattuale ed informativa “debole” rispetto alla banca.

Per questo la materia è disciplinata:

  • Dal Testo unico della Finanza, dagli artt. 21 e ss.
  • Dal Regolamento Intermediari, predisposto dalla Consob con delibera 16190/2007, con gli artt. 27 e ss.

Il testo unico della Finanza

L’art. 21 del TuF impone alla Banca una serie di obblighi di natura precontrattuale, contrattuale e post conclusione del contratto. Si impone innanzi tutto diligenza, correttezza e trasparenza, nell’obiettivo di servire al meglio l’interesse del cliente. Trasparenza significa obblighi informativi, prima della stipula del contratto e poi nel corso del rapporto, anche con riferimento all’esistenza di eventuali conflitti d’interesse dell’intermediario nelle operazioni richieste. Gli obblighi riguardano poi l’acquisizione delle informazioni sul rischio desiderato dal cliente, nonché sui suoi passati investimenti.

L’art. 23 del TuF stabilisce poi l’obbligo di stipulare per iscritto il contratto relativo la prestazione dei servizi d’investimento, pena nullità del contratto. Contestualmente a tale sottoscrizione al cliente viene richiesta la compilazione del cosiddetto Questionario Mifid, contenente circa 15 domande aventi ad oggetto quelle che sono le conoscenze finanziarie del cliente (conoscenza dei titolo di stato, delle azioni, dei derivati…).

La sottoscrizione del questionario determina per la banca la possibilità di proporre investimenti di vario livello di rischio e dunque operazioni ritenute “adeguate” per il profilo del cliente. La banca “dovrebbe” verificare l’effettiva conoscenza dei prodotti: così spesso non è, considerato che si sono ripetuti scandali finaziari (da ultimo si vedano le vicende di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza) dove vi è stata una sistematica sottoscrizione di prodotti finanziari (azioni) non adeguati al profilo di rischio dei clienti.

Ciò non significa che l’intermediario non possa svolgere un’operazione da ritenersi inadeguata, ma sarà necessario che prima di svolgerla adempia agli obblighi di informativa di cui agli artt. 39-40 del Regolamento Intermediari della Consob e ottenga il consenso scritto del cliente sul punto.

In questo senso ci sono state anche autorevoli precisazioni dalla giurisprudenza, v. Corte d’Appello di Milano Sez. I, 20/06/2012 secondo cui “In tema di servizi d’investimento la banca intermediaria, prima di effettuare l’operazione, ha l’obbligo di fornire all’investitore una informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto in relazione alle caratteristiche personali e può dare corso ad operazioni non adeguate soltanto a seguito di un ordine impartito per iscritto dall’investitore in cui sia fatto esplicito riferimento alle avvertenze ricevute” (giudizio contro Banca Intesa San Paolo).

L’investitore che sia stato danneggiato dalla sottoscrizione di un prodotto finanziario, potrà ottenere la condanna della banca al risarcimento del danno qualora provi che l’intermediario ha violato alcuni dei suoi obblighi informativi o di comportamento.

Sulla ripartizione dell’onere della prova in materia, si veda la recente sentenza Trib. Ivrea, 25/03/2015 secondo cui “In tema d’intermediazione finanziaria, la violazione dei doveri d’informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi d’investimento finanziari, può dar luogo a responsabilità contrattuale, ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni d’investimento o disinvestimento. A tal fine è sufficiente che l’investitore alleghi da parte dell’intermediario l’inadempimento delle obbligazioni poste a suo carico dall’art. 21 del D.Lgs. n. 58 del 1998 e che provi che il pregiudizio lamentato consegua a siffatto inadempimento. L’intermediario ha invece l’onere di provare d’aver rispettato i dettami di legge e di avere agito con la specifica diligenza richiesta”.

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