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11 giugno 2014

Il RID ed il SEPA Direct Debit, il nuovo strumento di incasso europeo

Schermata 03-2456742 alle 13.09.52Tra le modalità di pagamento ormai più diffuse e pratiche in ambito bancario c’è il RID: acrononimo per Rapporto Interbancario Diretto.

Viene utilizzato quotidianamente per la domiciliazione delle utenze domestiche come luce, acqua e gas, per il versamento della rata mensile del mutuo, per gli abbonamenti telefonici, la tv via cavo etc…
Il RID non è altro che un servizio di pagamento basato su un’autorizzazione permanente che il cliente rilascia alla propria banca di accettare gli ordini di addebito provenienti da un creditore sul proprio conto corrente o su carta di credito.
Si tratta di un sistema particolarmente conveniente, in termini di tempo risparmiato dal cliente, che non deve recarsi alla posta o in banca per il pagamento delle proprie utenze, e sicuro quanto al buon esito delle operazioni, dal momento che l’Istituto di credito si assume la responsabilità di effettuare tempestivamente tutti i pagamenti a carico del proprio correntista, rispondendo in caso di ritardo.
Problemi possono insorgere in caso di insufficienza fondi sul conto del cliente, perché allora la banca non potrà procedere ai pagamenti, o in ipotesi di RID autorizzati da un solo correntista, qualora il rapporto bancario sia inveve con operatività “a firma congiunta” *.

A seguito dell’introduzione del Regolamento UE n. 260/2012, dal 1° agosto 2014 – i RID ordinari e veloci saranno sostituiti definitivamente dal SEPA Direct Debit o SDD, il nuovo strumento di incasso europeo (dove SEPA sta per Single Euro Payments Area, un’eurozona che include 34 Paesi, tra cui l’Italia **).
Il SEPA Direct Debit si distingue in due schemi: SDD Core, addebito pre-autorizzato rivolto indistintamente sia a consumatori che a non consumatori, e SDD Business to Business, destinato esclusivamente a debitori che rivestono la qualifica di “non consumatori”.
Il principale vantaggio dell’ Addebito Diretto SEPA è che, alle stesse condizioni del RID, consente la raggiungibilità di tutti i conti bancari di cittadini europei nell’area SEPA, cosa attualmente possibile solo all’interno dei singoli Paesi.
A differenza del RID però, dove la delega è rilasciata dal debitore alla propria banca, l’aspetto potenzialmente più problematico del SEPA Direct Debit è dato dal fatto che esso viene attivato esclusivamente dal creditore in virtù di un mandato, cartaceo od elettronico, ricevuto e firmato dal debitore, che autorizza il primo ad inviare disposizioni di incasso a valere sul suo conto corrente.
In buona sostanza è il creditore, generalmente un’impresa fornitrice di beni o servizi, a richiedere e ricevere il mandato dal consumatore che lo autorizza a disporre, tramite la propria banca, gli addebiti sul conto. Ciò si presta, comprensibilmente, ad eventuali abusi da parte del contraente più forte, che potrebbe variare in aumento gli importi addebitati, una volta ottenuta un’autorizzazione per una somma diversa e più bassa.
Proprio per questa ragione il Regolamento prevede “l’obbligo per il creditore di inviare al debitore una prenotifica almeno 14 giorni prima del regolamento dell’operazione di addebito diretto: tale obbligo si intende assolto con l’invio della bolletta (in caso di utenze di servizi) o della fattura. È fatto salvo il diverso accordo tra le parti, che possono concordare un termine inferiore. Nel caso in cui l’intestatario del contratto di utenza di servizio sia diverso dall’intestatario del conto di pagamento, l’obbligo si intende assolto con l’invio della prenotifica all’intestatario del contratto di utenza.
La prenotifica deve essere inviata per ogni disposizione di addebito diretto, ancorché si tratti di addebiti ricorrenti. La prenotifica può essere inviata un’unica volta nel caso di addebiti ricorrenti se in essa sono indicati gli importi e le scadenze dei successivi incassi”.
I RID attivi verrano automaticamente trasformati (se non lo sono già stati) in addebiti diretti SEPA e non è necessario che il cliente si attivi per confermarne la validità, ma sarà il beneficiario dell’addebito, avendo preventivamente informato il debitore (preavviso obbligatorio), a scegliere quale schema adottare, se il SDD Core per i consumatori o il SDD Business to Business.
La scelta non è irrilevante, perché soltanto nello schema SDD Core è dato al consumatore il diritto di ottenere a semplice richiesta il rimborso di un’operazione autorizzata entro le 8 settimane dall’esecuzione dell’addebito, qualora ricorrano entrambe le seguenti condizioni:

(1) al momento del rilascio del mandato, l’autorizzazione non specificava l’importo dell’operazione di pagamento;
(2) l’importo dell’operazione supera quello che il pagatore avrebbe potuto ragionevolmente aspettarsi avuti presenti il suo comportamento di spesa usuale, le condizioni del suo contratto quadro e le circostanze del caso.

Il debitore/consumatore, in ogni caso, potrà dare disposizioni alla propria banca di respingere tutti i SEPA Direct Debit provenienti (o che proverranno in futuro) da una certa azienda, da una certa nazione o con un importo superiore rispetto a quello da lui indicato.
Per lo schema Business non è prevista invece alcuna facoltà di rimborso.
A prescindere dallo schema utilizzato, poi, il cliente/debitore può chiedere il rimborso dell’operazione di addebito qualora effettuata in assenza di un mandato valido (e cioè, non autorizzata dal cliente) entro il termine di 13 mesi dalla data di esecuzione dell’operazione.

La data originaria per la definitiva migrazione al sistema SEPA era stata fissata per il 1° febbraio 2014, ma la Commissione europea ha preferito farla slittare al 1° agosto, consentendo per sei mesi la coesistenza dei sistemi nazionali e SEPA, visti anche i problemi tecnici evidenziati da alcune banche con fatture impagate o, al contrario, saldate più volte.

Invitiamo comunque a leggere l’informativa Banca d’italia , piuttosto esaustiva sul tema SEPA.

JusDem Team

Note
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* “Avendo i clienti optato per un regime «a firma congiunta» del conto corrente, è sicuramente illegittima la condotta dell’intermediario che dia corso a una serie di addebiti RID in conto corrente sulla base di un’autorizzazione sottoscritta da uno solo dei cointestatari «a firma congiunta», dal momento che costui, in quanto tale, non potrebbe efficacemente autorizzare alcunché se non con il concorso della volontà dell’altro cointestatario”.

(Arbitro Bancario e Finanziario Milano, 04 novembre 2011, n. 2386 – Pres. Gambaro – Est. Lucchini Guastalla).

** L’adesione alla SEPA è stata obbligatoria per tutte le banche e i prestatori di servizi finanziari che hanno sede in un Paese UE che adotta l’Euro.

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1 Comment

  • Marco Mirani 11 aprile 2015 at 9:28
       Reply

    Grazie mille per l’articolo esaustivo.

    Le volevo chiedere: ho da pochi mesi fatto abbonamento con Fastweb. Al momento della firma sul contratto dovevo scegliere se pagare con addebito su cc (e quindi firmare un foglio di autorizzazione a parte) o pagare con bollettini postali. Ho scelto quest’ultima opzione.

    Con mia grossa meraviglia, oggi mi sono trovato l’addeito della bolletta direttamente su uno dei miei conti correnti (ne ho due).

    Ora, dato che non ho firmato nessuna autorizzazione e che, per altro, avevo già pagato la fattura, cosa posso chiedere a fastweb e alla banca? Potrei anche denunciarli per appropriazione indebita?

    Grazie mille

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