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9 marzo 2016

Il pignoramento del conto corrente cointestato

Il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario si è recentemente occupato della questione della pignorabilità del saldo positivo del conto corrente cointestato.

Come evidente, quando vi è un conto corrente cointestato, le somme in esso presenti si presumo di proprietà pro quota tra i titolari (due cointestatari=50{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} a testa). Di conseguenza in caso di pignoramento subito da uno dei cointestatari, il creditore dovrebbe ottenere solo il 50{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} del saldo del conto.

Si è anche visto in altro post Il funzionamento della procedura di pignoramento del conto corrente.

Con la decisione n. 8227 del 30 ottobre 2015 (che si allega – collegio_di_coordinamento_abf_30_ottobre_2015_n._8227) l’ABF è stato chiamato a pronunciarsi sul caso di un conto cointestato, quanto il pignoramento presso terzi, ricevuto dalla Banca, riguardi solo uno dei cointestatari.

La Banca, nel caso che ci occupa, ricevuto l’atto di pignoramento, ha provveduto al blocco delle somme ed alla successiva liquidazione in favore del creditore, dopo il provvedimento di assegnazione del Giudice dell’esecuzione.

Il cointestatario non pignorato si è quindi rivolto all’ABF per ottenere la condanna della banca al risarcimento del danno subito, pari alla propria quota ideale di proprietà del conto corrente.

L’ABF ha tuttavia rigettato il ricorso, affermando la legittimità del comportamento della Banca.

Infatti, ogni somma, una volta confluita su un conto corrente cointestato, produce la confusione del patrimonio dei cointestatari senza possibilità di distinguere, da parte del terzo debitor debitoris (la Banca), il patrimonio personale di ciascuno dei cointestatari, neppure per quote ideali.

Questa soluzione si impone anche per la difficoltà di imputare alla iniziativa e alle valutazioni dell’intermediario la soluzione dei problemi connessi ai diritti dei cointestatari, che invece vanno affrontati nel corso dell’udienza di cui agli artt. 547 e 548 c.p.c.

D’altra parte, in presenza di un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, l’intermediario può soltanto dare esecuzione senza nulla poter opporre o far valere.

Ciò tuttavia non compromette i diritti del cointestatario !

Infatti il cointestatario che assuma di aver subito una lesione dei suoi diritti potrà far valere le proprie ragioni proponendo opposizione di terzo ai sensi dell’art. 619 c.p.c., ovvero agendo contro l’assegnatario, quando non avvisato ai sensi dell’art. 180 disp. att. c.p.c., per la ripetizione delle somme riscosse in eccesso. Non potrà invece agire contro la Banca che ha eseguito l’ordine di pagare al creditore pignorante.

Avv. Marcello Padovani

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