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Il pignoramento del compenso dei lavoratori para-subordinati

Come noto i creditori possono pignorare gli stipendi e le pensioni, nei limiti già detti nel nostro precedente post.

Il limite principale è chiaramente quello del quinto dello stipendo e della pensione.

Sono tuttavia sempre più diffuse le figure professionali che non sono inquadrate in rapporti di lavoro ordinario: pensiamo alle “partite iva a stipendio”, che svolgono tuttavia la loro attività in un regime di subordinazione di fatto.

E’ emersa negli ultimi anni la necessità di tutelare la posizione di queste categorie, estendendogli le garanzie previste per i lavoratori subordinati per quanto riguarda (anche) i pignoramenti dei loro compensi, che altrimenti resterebbero esposti al pignoramento integrale dei loro compensi.

Presupposti per ottenere tali tutele sono rappresentati dal fatto che la prestazione di lavoro:

1) sia continuativa, è necessario che l’attività non sia meramente occasionale e che abbia, quindi, una certa durata, anche non particolarmente lunga ma che sia comunque caratterizzata dalla stabilità;

2) sia coordinata: lo è quando si svolge attraverso un collegamento operativo intenso ed abituale con il preponente e con la sua organizzazione, rispetto alla quale il lavoratore è funzionalmente complementare nella realizzazione di finalità del preponente stesso. In sintesi, presenza di potere gerarchico e direttive dalla parte datoriale.

3) vi sia personalità della prestazione; essa deve essere prevalente e non è necessario che sia esclusiva: tanto significa che anche quando è svolta con l’ausilio di dipendenti, non si deve a priori escludere che tale carattere sussista, dovendosi anzi presumere se il numero di dipendenti è esiguo, ma dovendosi escludere se l’attività viene svolta attraverso criteri imprenditoriali tali, che il prestatore d’opera si limita a coordinare e dirigere i propri collaboratori, caso nel quale l’elemento dell’impresa prevale sulla persona del preposto I tre elementi devono essere tutti concorrenti, anche nei rapporti individuati dalla norma, vale a dire l’agenzia e la rappresentanza.

Sono figure inquadrabili nella parasubordinazione, in linea di principio, le seguenti:

Agenti di commercio, rappresentanti, medici convenzionati esterni, il trasportatore, il promotore giornalistico dell’immagine e del prodotto, la collaborazione nell’impresa familiare di cui all’art. 230 bis c.c., il procacciamento d’affari, il broker di assicurazioni, ma anche l’attività di elaborazione della contabilità svolto dal dipendente di una società «capogruppo» per una società collegata.

Con riferimento a queste categorie si va dunque affermando[1] il principio per cui qualora un creditore notifichi l’atto di pignoramento presso il terzo (committente, datore di lavoro) non potrà chiedere l’accantonamento di una somma superiore ad un quinto dello stipendio (netto).

[1] vedi Cass. civ. 685/2012.

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