Novità & Aggiornamenti

24 novembre 2015

Il mobbing sul luogo di lavoro

Con la recente sentenza Cassazione civile, Sez. lavoro, 05/11/2015, n. 22635, la Corte di legittimità ha avuto modo di tornare a specificare la nozione di “condotta mobizzante” ovvero di quel complesso di comportamenti che permettono di configurare il cosiddetto mobbing sul luogo di lavoro.
E quindi secondo la stessa Corte:” Nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato costituisce condotta “mobbizzante” il complesso di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, posti in essere dai componenti di un gruppo di lavoro o dal datore di lavoro nei riguardi di un lavoratore, caratterizzati da un intento persecutorio e di emarginazione dello stesso, al fine primario di escluderlo dal gruppo.
Sono elementi costitutivi del mobbing, dunque, i comportamenti persecutori, illeciti o anche leciti, singolarmente considerati, che con finalità vessatorie siano posti in essere contro la vittima in maniera sistematica e prolungata nel tempo, l’evento lesivo della salute della personalità o della dignità del lavoratore, il nesso eziologico tra le condotte ed il pregiudizio subito dalla vittima e l’intento persecutorio“.
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