Novità & Aggiornamenti

9 gennaio 2015

Il contratto plurilaterale con il quale, in materia di comunione ereditaria, si determina lo scioglimento uniltaterale della quota di uno dei coeredi non configura accordo di divisione e  non necessita, pertanto, della partecipazione di tutti i contitolari.  

avvocato roma scioglimento comunione

 

 

 

 

 

 

 

La questione principale affrontata da Cass. 9-10-2013, n. 22977, verte sulla validità o meno di un accordo di scioglimento unilaterale, vale a dire nei confronti di un singolo erede, della comunione ereditaria concluso, tuttavia, senza la partecipazione di tutti gli altri coeredi.

Com’è noto lo stato di comunione che si determina a seguito dell’apertura della successione, in presenza di più eredi, termina con il procedimento di divisione, all’esito del quale ciascun erede ottiene la titolarità di beni,  proporzionalmente al valore della quota spettantegli, con sostituzione, quindi, della quota ideale con l’attribuzione della titolarità su una quota parte dei beni.

La divisione può essere negoziale, fatta dal testatore, ovvero giudiziale ed ha, secondo la lettura tradizionale, natura dichiarativa, essendo già, sia pure in astratto, fissato quanto di spettanza di ciascun erede.

Iil che significa che con l’assegnazione non si realizza una vicenda traslativa, la quale già è risolta al momento dell’apertura della successione con la delazione e la successiva accettazione, tant’è vero che ai sensi dell’art. 757 c.c. ogni coerede è reputato solo ed immediato successore in tutti i beni componenti la sua quota o a lui pervenuti dalla successione e si considera come se non avesse mai avuto la proprietà degli altri beni ereditari.

Il contratto di divisione, in mancanza di una definizione legislativa, è definito dalla dottrina come quell’accordo produttivo dello scioglimento della comunione tramite l’assegnazione a ciascuno dei partecipanti della suddetta porzione concreta.

La dottrina e la giurisprudenza (v. ad es. Cass. 6 ottobre 2000, n. 13335) sono concordi nel ritenere necessaria ai fini della validità dell’accordo la partecipazione di tutti i contitolari come si evince del resto dall’art. 784 c.p.c. che in relazione al procedimento di divisione prevede un litisconsorzio necessario rispetto a tutti i partecipanti e del tutto coerentemente con la funzione stessa di tale contratto, dal momento che l’effetto estintivo della contitolarità necessita in modo indefettibile del concorso della volontà di ciascuno dei contitolari.

Dal contratto di divisione si distingue, tuttavia, il contratto con il quale si determina lo scioglimento della quota di un singolo partecipante, permanendo, per contro, la situazione di contitolartià tra gli altri eredi; tale accordo ha natura di contratto plurilaterale e si caratterizza, a differenza dei contratti di scambio nei quali la prestazione di una parte è compiuta esclusivamente nell’interesse dell’altra, per la comunione di uno scopo comune tra i partecipanti.

La mancata partecipazione di uno degli eredi al suddetto accordo non determina la nullità del contratto: l’invalidità, infatti, in caso di contratto plurilaterale, ex art. 1420 c.c., va determinata tenendo conto del carattere necessario o meno della partecipazione di una parte rispetto alla realizzazione dello scopo comune. Dal momento che tale accordo non determina immediatamente lo scioglimento della comunione, bensì “lo scioglimento della comunione solo rispetto ad uno dei coeredi, mantenendo la comunione in vita rispetto agli eredi rimanenti” (cfr. Cass. 22977/13 e nello stesso senso, più addietro nel tempo, Cass. 3529/82), risulta evidente come non sia necessaria, ai fini della sua validità, la partecipazione di tutti i coeredi.

Tale accordo, dunque, è perfettamente valido ed efficace tra le parti originarie dell’accordo ed è destinato a produrre effetti anche nei confronti dell’erede assente in virtù di una sua eventuale adesione, sempre ammissibile finché non intervenga un ulteriore accordo di contenuto contrario al precedente ovvero un procedimento di divisione giudiziale. Va precisato come l’efficacia del suddetto contratto preliminare sia meramente obbligatoria, vincolando dunque le parti che l’hanno sottoscritto al contenuto dell’accordo medesimo, mentre, solo con l’adesione successiva dell’erede assente si produrrà l’effetto reale, tipico della divisione, vale a dire lo scioglimento della comunione e l’attribuzione della titolarità sui beni spettanti a ciascun erede.

Avv. Antonello Iuliani

jusdemadmin

About jusdemadmin

  •  
  • Facebook
  • Google+

Leave a Comment

*