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Arbitro Bancario Finanziario – Seduta del 19/11/2015 – Il diritto del correntista alla restituzione degli importi a seguito di furto della carta di credito

Con la recente statuizione dell’Arbitro Bancario Finanziario, Collegio di Roma, riunito nella Seduta del 19/11/2015, si è confermato il diritto alla restituzione delle somme in favore del correntista derubato della propria carta di credito ed esclusa la colpa grave sulla base del seguente principio secondo:

Analogamente, la Decisione del Collegio di coordinamento dell’ABF N. 6170 del 29 novembre 2013 (Presidente Marziale), precisa che: “…l’intermediario, infatti, si è limitato a dedurre la sussistenza di una grave violazione dell’obbligo di custodia del PIN solo sulla base di due circostanze: i) che la carta fosse munita di microchip; ii) che gli utilizzi fossero avvenuti in stretta sequenza tra loro e subito dopo il furto. Tali aspetti non appaiono di per sé idonei a fornire la richiesta prova della colpa grave: per un verso, infatti, non emerge alcuna circostanza che possa inequivocabilmente far ritenere che il codice fosse effettivamente ed immediatamente visibile ed associabile alla carta stessa; le condizioni nelle quali è avvenuto il furto, infatti, non appaiono decisive al fine di ritenere imputabile alcun comportamento gravemente colposo in capo al ricorrente. Per altro verso, l’utilizzo dello strumento di pagamento in tempi pur alquanto ristretti dopo il furto mediante operazioni poste in essere in un breve lasso di tempo, in assenza di ulteriori specifiche circostanze di fatto, non può da solo fondare la presunzione della mancata adozione delle misure idonee a garantire la sicurezza del PIN: contro tale ricostruzione, infatti, milita il dato testuale dell’art. 10, comma 2, il quale espressamente dispone che l’utilizzo dello strumento di pagamento non sia “di per sé” sufficiente a dimostrare “necessariamente” l’inadeguata custodia del codice. In altri termini, argomentando dalla ridetta norma, è necessario che tale presunzione possa essere corredata da ulteriori elementi di fatto che, ricostruiti in connessione tra loro, consentano di dare alla stessa un decisivo rilievo” – vedi allegato.

 Se ne ricava che non possa ritenersi provata, neppure in via presuntiva, la colpa grave dell’utilizzatore sulla base dei soli utilizzi fraudolenti in tempi alquanto ravvicinati rispetto al furto. Ciò in quanto v’è la necessità che, in relazione alla concreta fattispecie,  siano presenti ulteriori elementi di fatto che siano – per l’appunto – gravi, precisi e concordanti ed in relazione ai quali vi sia un elevato grado di probabilità che detti utilizzi fraudolenti siano ascrivibili alla condotta gravemente colposa dell’utilizzatore.

Pertanto, in assenza di elementi di fatto a riprova della colpa grave del correntista, a quest’ultimo dovrà riconoscersi il diritto alla restituzione degli importi illegittimamente sottratti.

 

(Avv. Antonio Rosetta)

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