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10 aprile 2014

A rischio inammissibilità l’intervento volontario del terzo nel processo civile.

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Gli interventi principale e litisconsortile, con cui il terzo propone sempre una domanda nuova, devono ritenersi soggetti al regime delle preclusioni di cui agli artt. 166 e 167 c.p.c.

 

« Il terzo che intervenga in un giudizio già pendente deve accettare il processo nello stato in cui si trova e non può sottrarsi agli effetti delle preclusioni già verificatesi a carico delle parti. Pertanto, gli interventi “principale” e “litisconsortile”, con cui il terzo propone sempre una “domanda nuova”, devono ritenersi soggetti al regime di preclusioni delineato dagli art. 166 e 167 c.p.c. » – Tribunale di Torino, Sez. III Civile, ord. del 2 novembre 2012

In altre parole, quindi, chi interviene nel processo pendente, all’infuori dell’interventore adesivo dipendente, deve farlo entro i venti giorni dall’udienza di prima comparizione (o nei dieci giorni, in caso di abbreviazione dei termini a norma dell’art. 163bis, II comma c.p.c.), come il convenuto che voglia introdurre una domanda riconvenzionale, pena l’inammissibilità dell’intervento.

L’orientamento giurisprudenziale in commento non è nuovo ed il presente articolo non si pone la pretesa di risolvere in un senso o nell’altro la questione, che resta tuttora molto aperta e discussa.
Tuttavia, tanto il suo progressivo consolidarsi nella giurisprudenza (per ora) di merito, quanto le implicazioni che esso comporta rendono utile un approfondimento dei termini del problema così da ridurre – nella misura possibile – il rischio di incappare in una sgradita pronuncia d’inammissibilità del proprio intervento in giudizio.

 Leggi l’approfondimento.

JusDem Team

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